lunedì, Maggio 20Città di Vittoria
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1. Antica S. Giovanni

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Chiesetta della Trinità

Dall’antica chiesa di San Giovanni allo stradale di Forcone e a Boscopiano.

Per chi volesse andare indietro nel tempo con gli occhi della mente, non è difficile immaginare il paesaggio quattro secoli fa. Provenendo da Comiso, una stradina (un viottolo, un sentiero probabilmente, da percorrere a piedi o a cavallo) dopo essere passata davanti ai mulini del Passo Piro (o del Pero, erroneamente reso con Passo Ippari) e della Martorina, perveniva ai piedi della collina oggi detta del Colledoro (ed a quel tempo forse chiamata Cozzo di Campanaro o Tana della Lupa o Cozzo di don Leonardo). Lì, sulla destra, si apriva (come ancora oggi) una vasta distesa di terreno attraversata da un torrentello (detto Canale), compresa tra la collina (sulle cui pendici funzionava da tempo un ciaramiraro) e il rilievo roccioso di Grotte Alte (oggi Orto del Crocifisso), alla cui base c’era un’antica abbeveratura, nei pressi di una grotta[1] da cui sgorgava acqua[2] (forse un’antica catacomba, secondo Zarino), a confine con una conceria[3]. In quel punto la stradina si biforcava: un ramo continuava nella valle verso i mulini costruiti dalla Corte per la nuova Terra di Vittoria e continuava per il mare; l’altro ramo, sulla destra, si arrampicava con un elevato grado di pendenza sul pianoro (la cosiddetta Scesa dei due mulini) e si fermava alle spalle ed a fianco della Chiesa Madre sotto titolo di San Giovanni Battista. La chiesa sembrerebbe avere avuto la facciata rivolta verso l’interno, ad indicare che la nuova Terra intendeva svilupparsi verso occidente, per raggiungere l’antica via dei Giardinari che dalla valle (dove appunto erano i giardini di Cammarana) saliva sul pianoro e attraversava Boscopiano verso Eraclea o Terranova.

 

NOTE

1] Atto notarile del 5 maggio 1680 (not. Francesco Puzzo Carrubba), recante la donazione di donna Anna Leni e Focularo alla Congregazione del SS.mo Crocifisso, laddove si dice: «illam salmam unam terrarum ut dicitur sbadata chiamata la Costa del Canale ad eius fontana[m] seu grutta[m] a qua pluit aqua in dictis terris conf. cum consatorijs seu ciaramidarijs huius predicte Terre et alijs collateralibus eius dicte Terre…». La terra era pervenuta alla donna a seguito della morte del primo marito, don Gabriel Crespo y Alarcón, un militare spagnolo che aveva ricoperto numerose cariche nella Contea, fra cui quella di alfiere e secreto di Vittoria nel 1666.

2] Forse un’antica catacomba, detta de’ Scifazzi o della Conzeria (Zarino 1977).

3] In esercizio dal 1614, la conzaria aveva una superficie di tre mondelli (pari a circa 1300 mq.), per la quale gli assegnatari potevano usufruire «…della stessa acqua spandente dalla biviratura » (l’impianto serviva alla concia delle pelli).

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