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c) Piazza Sei Martiri

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Piazza Sei Martiri e le antiche preesistenze oggi scomparse: la porta della Marina, il vecchio Calvario e la chiesa del SS.mo Cristo alla Colonna.

L’attuale Piazza Sei Martiri1, già intitolata nel 1930 alla Principessa Maria José del Belgio (moglie del principe Umberto, allora erede al trono), già Piazza Libertà e prima ancora semplicemente Piano dei Cappuccini, fu spianata nel 1929 e sistemata definitivamente nel 1931 (altri lavori furono fatti alla fine degli anni ’80). La zona era attraversata dall’antica via per lo scaro degli Scoglitti che, lungo l’attuale via dei Mille, saliva al piano e si immetteva nell’attuale via Belvedere verso la marina, passando sotto la porta cosiddetta prima dei Cappuccini e poi denominata della Marina. Secondo La China (pag. 275) «La porta della Marina era una gran porta costruita dietro l’attuale Calvario, e serviva di uscita per andare a Scoglitti…». Lo storico rifiuta come errata l’opinione secondo cui essa sarebbe stata costruita al tempo della peste di Malta, nel 1813, ed afferma che sarebbe stata costruita prima del 18102. In verità noi sappiamo che sin dalla fine del Seicento il nucleo abitato era delimitato dalla cinta daziaria, che definiva come extra moenia tutte le terre al di là delle mura. Tale cinta però, proprio nel 1813, in occasione della peste di Malta, fu rinforzata e furono create delle vere e proprie porte3, una delle quali dovette appunto essere chiamata sia porta dei Cappuccini sia della Marina. La porta crollò nel 18604. Oggi la piazza, che rivestì anche il ruolo di arena cinematografica nel 1934, è soprattutto lo spazio dove si svolge la Sacra Rappresentazione del Venerdì Santo, con la costruzione a far data dal 1956 di un palco per la recita (nel corso degli anni disegnato e progettato prima dal prof. Filippo Miranda e poi sin dagli anni Ottanta dal prof. Arturo Barbante).

Scrive La China che l’antica strada che portava allo scaro degli Scoglitti, all’altezza dell’attuale Calvario, si lasciava sulla destra il vecchio Calvario (già cadente nel 1859)5 e alla sinistra la chiesa del SS.mo Cristo alla Colonna (abbattuta nel 1878). Nulla sappiamo di questo antico Calvario. Secondo quanto scrive La China, il Calvario antico fu abbattuto nel 1859, quando si decise di costruire il nuovo (che sarebbe il terzo) «perché invero troppo meschino». L’unica cosa che noi ne sappiamo è che dovette essere realizzato dopo il 1679, perché a quella data ne doveva esistere uno sulla modesta altura dove oggi sorge la chiesa di San Francesco di Paola, detta appunto in un documento del 1679 Cozzo del Calvario. Il nome dell’intera zona, detta contrada della Croce sin dal 1616, ci fa però immaginare che sin dall’inizio alla periferia dell’abitato ci fu un Calvario, spostato man mano che la città si allargava verso sud ovest. Per quanto riguarda la chiesetta, La Barbera6 scrive che essa sarebbe stata anteriore al 1693. Nei documenti in mio possesso il suo nome è chiesa del «Sangue del Nostro Signore Gesù Cristo alla colonna». Denominata in seguito, più concisamente, chiesa del SS.mo Cristo alla Colonna, fu abbattuta nel 1878, a seguito dell’accordo tra Comune e Parrocchia del 20 aprile 1877. Nell’atto si legge: «Esiste in questa Comune nell’antico largo dei Cappuccini, oggi chiamato Piazza della Libertà, una piccola Chiesa chiamata del SS. Cristo alla Colonna, costruita nel mezzo di detta Piazza, la quale è tutta di proprietà Comunale, aggiungendo che detta Chiesa trovasi quasi cadente non solo, ma ben pure, per la sua topografica posizione, impedisce la continuazione e l’incrociamento di due strade principali».

Per poterla abbattere il Comune però dovette impegnarsi a corrispondere al parroco un canone netto di £. 25 annuali. La China, che ne deduce l’epoca di fondazione tra il 1700 ed il 1723 (anno della donazione di 15 onze fatta da tale Anna Parisi), la ritiene anche essere stata la prima chiesa del convento dei Cappuccini, dando per scontato che i Cappuccini costruirono la loro chiesa nel 1766, come si legge scritto nell’arco del presbiterio7. Oltre ai documenti citati da La Barbera, dagli atti notarili annessi al rivelo del 1714 ricaviamo altre notizie. Innanzi tutto che già nel 1714 l’area attorno al convento aveva il nome di Piano dei Cappuccini e che Anna Parisi era moglie di mastro Mariano Catalano, che appunto nell’ottobre 1714 aveva fatto una donazione alla «Venerabile Chiesa del Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo alla Colonna…costrutta novamente nel piano delli PP. Cappuccini…»8, consistente in un vignale circondato di muro in contrada Pennati, nella valle di Cammarana. Nel 1719, la moglie (forse già vedova) di mastro Mariano, Anna Catalano (o Parisi, da nome di nubile), donò onze 1.0.18, rendita dovutale su una sua chiusa9. Altre donazioni furono fatte da altri successivamente, finché, il 1° febbraio 1723, la stessa «Anna Parisi fece donatione inrevocabiliter alla Ven.le Chiesa novamente per detta di Parisi construtta sub titulo S. di N.S.G.C. alla Colonna10 delli infrascritti beni…». La donazione era costituita da una rendita di onze 14.24, imposte su chiuse di proprietà della Parisi e Catalano esistenti nelle contrade di Fortura, Cozzo dell’Oro, Fanello, Maritaggi e Canale: veniamo così a sapere che la donna aveva fatto restaurare la chiesetta a sue spese.

Nel 1748 il procuratore della chiesa, il dr. don Antonio Cannizzo (uno dei benefattori di San Francesco di Paola), dichiarò beni per complessive onze 453 ed uscite per 384. Tra i beni stabili, due case a San Biagio ed una a San Paolo, un pezzo di terre a Gelati ed onze 20 di censi riscossi su altre terre (a Santa Rosalia o Cava Cammarana). Tra le uscite, oltre i censi pagati al duca di San Filippo, al marchese di Giarratana ed all’eredità dei Maritaggi di Paolo Custureri (sulle terre a Cozzo dell’Oro), risultano pagate onze 15 l’anno al Ven.le Convento dei Padri Cappuccini per la messa quotidiana fondata da Anna Parisi il 1° febbraio 1723, cosa che sembrerebbe confermare quanto detto da La China e che cioè la prima chiesa dei Cappuccini sarebbe stata quella del SS.mo Cristo alla Colonna. In verità quanto dice La China è smentito dalle sepolture nella chiesa dei Cappuccini, a far data dal 1709. Pertanto propendo per l’idea che i Cappuccini avessero la competenza a celebrare le sacre funzioni nella chiesetta.

 

NOTE

1] Sei Martiri sono i sei caduti vittoriesi nella Resistenza: Costante Bonifazio, Giovanni Scibilia, Giovanni Catalano, Giovanni la Lota, Vincenzo Modica, Giovanni Baldanza (cfr. G. Ferraro, Il chi è delle vie e piazze…pag. 259).
2]Quell’anno nei pressi della porta fu impiccato per uxoricidio un certo Giuseppe Burrafato alias Azzarello. La China comunque ha ragione perché a fine Settecento il marchese don Salvadore Ricca possedeva terre dietro “la porta di mare” (Rivelo Cenzuario 1769-1802).
3]Il 20 giugno 1813, il Consiglio Civico, riunitosi nella “Gran Sala de’ RR. PP. Osservanti”, «attesi le attuali, e critiche circostanze riguardo alla peste sviluppata nell’infelice Isola di Malta», stabilì «primieramente la costruzione delle mura che serrar devono l’entrate di questa Città».
4] Nella zona, per quanto possiamo oggi sapere, si partivano tre vie: 1)la strada comunale che dal Belvedere scendeva alla Cava Camerina ed ai mulini nuovi (il quarto, quello di Camera Aranci, poi dei Caglia) e poi proseguiva per Torrevecchia, Castelluccio, Buffa e Anguilla di Nativo (e quindi Scoglitti): è la strada che oggi porta a Colobria; 2)la trazzera detta “regia trazzera dei Cappuccini”, il cui percorso principale andava lungo il ciglio della valle a Resiné e quindi a Scoglitti; una biforcazione della quale era: 3)la strada comunale che scendeva nella Cava Camerina passando per il Bosco di Capitina (poi utilizzata per andare a Santa Croce, proseguendo per Cappellares -dove nel 1895 fu costruito il nuovo cimitero-, Nipitella, Torrevecchia ed unendosi alla strada che veniva da Comiso correva nel fondovalle verso la Buffa, Teresi, Niscescia, Salina e Anguilla di Ferreri.
5] Secondo La China era «a destra di chi entra nel Piano dei Cappuccini, e guardi il Calvario attuale».
6] Giuseppe La Barbera, Don Mario La Lisa, pag. 23
7] Scrive La China: «…Bisogna poi anche riflettere, che il vicino Convento dei Cappuccini venne completato nel 1705, e la Chiesa nel 1766. I Frati Cappuccini è naturale che abbiano avuto quella Chiesetta per la celebrazione delle Messe, sia durante la fabbrica del Convento, sia pure durante la fabbrica della loro Chiesa…».
8]I termini «novamente costrutta» indica che la chiesa era stata ricostruita e quindi poteva di nuovo ospitare la statua del SS.mo Cristo alla Colonna, custodita dopo il terremoto nella Matrice (cfr. La Barbera, op. cit.).
9]I coniugi risultano avere un figlio, il sac. don Giovanni Catalano.
10] Per esteso: «Sangue del Nostro Signore Gesù Cristo alla Colonna»; in altro documento si aggiunge «Prezioso».

 

 

 

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