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b) San Franciscuzzu

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La chiesa di San Francesco di Paola e la leggenda di San Franciscuzzu.

Scendendo ancora lungo la via Napoli, alla sinistra, in uno slargo, sorge l’antica chiesetta di S. Francesco di Paola (anteriore al 1736), recentemente restaurata e riaperta al culto, con una bella statua di San Francesco e belle maioliche.

Secondo La China, sorta come cappella privata dei marchesi Ferreri, con il titolo di Santa Maria di Portosalvo, con la fine della feudalità (1812) fu curata dai pescatori di Scoglitti e da allora svolse il ruolo di chiesa di Scoglitti, specie dopo che nel 1837 era andata distrutta la chiesa sul promontorio, dedicata alla Madonna Assunta detta appunto di Cammarana. All’interno di questa chiesa, recentemente si è riaffermato il culto di San Franciscuzzu, una piccola statua lignea che per alcuni rappresenterebbe il vero patrono di Scoglitti, in contrapposizione alla Madonna di Portosalvo.

La statuetta, fortunosamente rinvenuta alla fine dell’Ottocento (nel decennio ’80-’90), è oggetto di un profondo culto popolare, la cui storia fu ricostruita dall’insegnante Francesca Senia nel 1955, in un articolo pubblicato ne L’Eco di Vittoria. Francesca Senia, una maestra con lunga esperienza di scuole rurali arrivò a Scoglitti nel 1949 e si immedesimò tanto con la povera realtà dei pescatori, da scriverci su «un lavoro per teatro, una commedia di spunto locale, a volte con battute dialettali».  La colpivano soprattutto «i più anziani, che non vanno più a mare e passano le giornate vicino allo scalo a studiare il mare. E come lo sanno scrutare!». E poi continuava:

«Zi’ Blasi era uno di questi pescatori. Egli non andava a pesca perché era ormai vecchio. Una volta,  a me che gliela chiedevo, narrò in tutti i suoi particolari la favola del Santino  tanto portato in auge…. “Sono passati anni ed anni -incominciò zi’ Blasi- ed io ero un ragazzetto dodicenne. Il mio babbo era quasi del tutto cieco…L’assenza di un porto o di qualsiasi protezione per le barche da pesca rendeva impossibile e fatale la pratica di questa attività. Una notte la tempesta era furiosa e  il mare altissimo. Si temeva che entrasse nel villaggio. Tutti si levarono impauriti e molti pregarono per scongiurare la catastrofe che già si annunziava certa. Allora, in mezzo a quella gente prostrata dal panico, si fece avanti un bimbetto. Procedeva a stento tra gli spintoni della folla. Gridava a squarciagola: “Ho trovato un santo!”. La statua, che rappresentava un uomo piccolissimo vestito “dell’abito talare di S. Francesco” fu subito chiamata “San Franciscuzzu”». E continua la maestra:

«Dall’immagine di quel santo, venuta provvidenziale tra loro, i pescatori si sentirono protetti. Credettero in un miracolo. Ringraziarono la Provvidenza e la Misericordia di Dio che in quel modo e con quel mezzo li aveva salvati dalla morte orribile e sicura. Sulla spiaggia, poi, si trovò qualcosa di nuovo…Il mare aveva portato a riva i resti di una grossa barca; si vedevano, tra i rottami, arnesi vari, barattoli di conserve e parecchie bottiglie di vino vecchio. Era stato in quella barca il simulacro? Ma dov’erano i naufraghi?. Subito “il Santino fu portato in chiesa. E da allora -a dire di zi’ Blasi- prese ad operare grandi miracoli. I pochi che irridevano all’indirizzo di quella statua piangevano amaramente la loro folle audacia. Fiduciosi ed estremamente devoti, gli abitanti del luogo chiesero a San Franciscuzzu il miracolo della pesca. Nei giorni di magra lo portavano sulla spiaggia alla benedizione del mare. E questa processione con la solennità di un rito e con l’esagerazione della superstizione si rinnovava ogni qual volta il popolo aveva bisogno dell’aiuto divino”. Però dopo qualche anno il Vescovo di Siracusa venne a conoscenza “con disappunto, degli eccessi di fanatismo con cui il popolo adorava il Santino e, consigliando più fervore di preghiera e meno superstizione, propose di abbattere quella statua che era venerata non tanto come un santo quanto come un idolo vero e proprio. Ma il popolo si oppose; ignorò il consiglio. E fino ad oggi custodisce il Santino con fede e con devozione”».

Ritenuta falsamente del Seicento, la statuetta (che rappresenta un piccolo monaco), fu trovata sono a fine Ottocento e sarebbe interessante studiarla con i moderni ritrovati della tecnica, per stabilirne l’origine.                                       

Di fronte alla chiesa sorgeva la Casa dei Pescatori (al centro di un duro scontro politico negli anni ’50 del Novecento), sede di una cooperativa, i cui locali oggi sono suddivisi tra la Bapr (che ha contribuito al restauro) e un centro sociale per anziani.

 

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