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b) Il Gran Tour

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Il “Gran tour” di Brydone, Houel, Paternò Castello, Smith e Schubring.

Nonostante sia poco noto, uno dei primi viaggiatori in zona fu Patrick Brydone (1736-1818), che visitò anche le nostre coste. Brydone infatti partì da Siracusa per Malta il 2 giugno 1770 e si fermò in un isolotto vicino a Capo Passero (dalla descrizione sembra l’Isola delle Correnti), dove a breve distanza vide una palude che scambiò per quella di Camarina (ed erroneamente così fu indicata nella mappa della Sicilia acclusa all’edizione della sua opera fatta nel 1773). Poi salpò per Malta e dopo aver visitato l’arcipelago, così descrive il ritorno verso la Sicilia: «Cadde la notte, e i vogatori intonarono il loro inno serale alla Vergine battendo il tempo con i remi. L’offerta dev’essere stata bene accetta, perché abbiamo avuto un tempo meraviglioso. Ci avvolgemmo nei mantelli e dormimmo comodamente sui materassi che ci eravamo procurati a Malta. Poco dopo l’alba tutte le isole [maltesi] erano fuori di vista; si scorgeva soltanto una parte dell’Etna fumante sopra le acque. Il vento si levò favorevole e verso le dieci avvistammo la costa della Sicilia. Considerando com’era piccola la nostra imbarcazione e quanto ampio invece il canale, non potemmo fare a meno di ammirare la temerarietà di questa gente, che in tutte le stagioni si avventura sino in Sicilia su barchette del genere. Eppure gli incidenti sono molto rari. Conoscono il tempo così bene, che riescono a prevedere con certezza quasi matematica e con molte ore d’anticipo qualunque tempesta. I naviganti considerano questo braccio di mare uno dei più tempestosi e pericolosi del Mediterraneo. E’ chiamato Canale di Malta, ed è molto temuto dalle navi levantine; ma in questa stagione non c’è proprio alcun pericolo». Da quello che leggiamo, si potrebbe avere l’impressione che proprio ai maltesi si riferisse la notizia sul gran “concorso” di gente anche da fuori regno sul promontorio di Cammarana in occasione della festa di Mezz’Agosto. La frequenza della spiagga di Scoglitti e Cammarana da parte delle barche maltesi, attestata dai documenti e probabilmente anche da Brydone era però -come sappiamo- costellata da parecchi annegamenti. Così continua lo scrittore: «Arrivammo in Sicilia un po’ prima del tramonto e sbarcammo di fronte a Ragusa, non lontano dalle rovine di Hybla piccola…Trovammo una bella spiaggia sabbiosa e mentre i servitori erano occupati a preparare la cena ci divertimmo a fare il bagno e a raccogliere conchiglie strane. Speravamo molto di trovare il nautilo (la Sicilia ne va famosa), ma non ci riuscimmo. Ne raccogliemmo parecchie…» (lettera XVII). In verità non sappiamo in quale punto esatto della costa sbarcò, ma il cenno alle rovine scambiate per quelle di Hybla piccola (che sorgeva sulla collina di Ragusa Ibla) potrebbe portarci a credere che al ritorno sia sbarcato vicino a Camarina, di cui abbia intravisto qualche rudere, ma che non l’abbia riconosciuta per tale perché convinto di averla già visitata molto più a sud.     

Jean Houel, che visitò Camarina tra il 1776 e il 1780, così scrive: «…Sono passato quindi nel luogo dove, tempo fa, sorgeva l’antica Camarina: si vedono qua e là tracce di muri distrutti, aggiustati e di nuovo distrutti, mucchi di pietre ricoperte d’erbe, seppelliti per metà nella sabbia e nella polvere che i venti apportano e che il succedersi dei secoli vi accumula. Più lontano ci sono colline interamente traforate da grotte sepolcrali; altre tombe sono scavate nel suolo e altre ancora, lo sono in piccole porzioni di rocce verticali. Di tutti gli antichi edifici niente resta che sia riconoscibile tranne qualche porzione delle mura di un tempio, dove ho contato quattro strati che si elevano ancora sopra i gradini. La devozione della gente che abita le campagne vicine ha conservato i resti di quest’edificio: ne hanno fatto una povera cappella, dedicata alla Vergine, chiamandola Madonna di Camarina…Dinanzi alla cappella si vedono le parti deteriorate del basamento e dei gradini di questo tempio…Sono le mura conservate; ne restano pressappoco altrettante da tutti i lati: ecco quel che rimane di questa città…Null’altro resta che le rovine del tempio e le pietre con cui si è costruita la torre dei guardacoste presso quel porticciolo, chiamato Scoglietti»[1]. Houel ci ha lasciato una famosa immagine della chiesetta: un acquerello che descrive un paesaggio idillico, con pastori e bestiame al pascolo, nei pressi di grandi massi squadrati e di una fattoria; accanto si intravede una trazzera…: se non fosse una descrizione perfetta dei luoghi diremmo che si tratta di un paesaggio rurale fantastico.

Anche il principe di Biscari, Ignazio Paternò Castello[2], così scrive sulla chiesa:

«…Seguitando il cammino su questo littorale, alla distanza di circa 8 miglia [dal Bagnu di Mari], s’incontra il sito, ove fu l’antica Camerina. Vedendosi il Viaggiatore in un deserto di arena non si sarebbe accorto certamente esser colei in quello stesso sito, che Virgilio fece da lungi vedere ad Enea. Cerchi pur quanto vuole, vestigio alcuno non troverà, che gli possa far sospettare, essere ivi stata una Città di sì gran nome. Altro non resta per indizio, che colà fu Camerina, che il conservare il luogo l’antico nome, e la rovina di un Tempio di mediocre grandezza. Altro di questo non esiste, che porzioni delle mura laterali della Cella, essendo stato senza portico; e dalla parte anteriore, che guarda il mare, esiste ancora un bel pavimento, dov’era l’entrata, formato di ventiquattro pietre quadre, tutte uguali, e di gran mole, largo palmi 20, e lungo 30, corrispondente alla larghezza della fabbrica. Gli avanzi di queste mura sono ove più, ove meno alte, e formate di pietre grosse, e riquadrate, su le quali alzato il muro moderno di meschina costruzione, parte serve ora di magazino per comodo de’ Coloni, e parte impiegato in uso di chiesa rurale: lo che è stato motivo di non essere annientato…».

Il piccolo edificio è classificato come chiesa rurale in un documento dell’archivio della chiesa di San Giovanni Battista che risale agli anni 1799-1827 e reca la Nota di tutte le feste, che si celebrano in tutte le chiese parocchiale, e filiali di questo Comune di Vittoria. Alla fine si legge:

«A 15 Agosto. Chiesa rurale di Maria SS.ma detta di Cammarana. Si celebra in detta chiesa la festa dell’Assunzione di Maria Vergine a spese de’ rendali assegnati per detta chiesa, il di cui Procuratore è il Rev.do Sac. don Fortunato Benvissuto, da cui si potranno rilevare il quantitativo di detto rendale».

Oggi possiamo aggiungere una nuova testimonianza sulla chiesa, sconosciuta al Paternò. L’ufficiale inglese William Henry Smith nel 1814-1816 perlustrò le coste dell’Isola su incarico degli Inglesi, allora stanziati in Sicilia durante le guerre napoleoniche e nella sua opera (pubblicata per la prima volta in Italia nel 1989), per quanto riguarda Cammarana, apprendiamo che la «piccola chiesa (parte di un tempio greco) è completamente piena di pitture votive e resti di cime dei vascelli che sono stati miracolosamente salvati, e sulla fonte di acqua santa è posto un teschio con l’esortazione a ricordare la morte: una inutile precauzione, mi è stato fatto notare, giacché non si può mai guardare la baia senza tenerla presente». Da tali inedite notizie deduciamo che è logico che la chiesa sia stata distrutta da un incendio (come sostiene Giovanni Barone), piena com’era di ex voto e di cime di vascelli, prova che i marinai riponevano le loro vite nelle mani della Madonna e in caso di scampato pericolo la ringraziavano. Infine, della chiesetta così scrive Schubring:

«Alle sue mura [del tempio] si appoggia la chiesetta della Madonna…Siccome io penso che l’acropoli sorgesse sul mare a cagione dell’aria migliore, della veduta e delle maggiori bellezze, stimo che questo tempio in antis fosse il santuario della Dea protettrice della città, Atena, la dea Lindia rappresentata sulle monete, nel mezzo di un più grande témenos e di un bosco sacro». Orsi, nel 1896, con grande rammarico, stigmatizza l’azione del massaro del luogo (un certo Fiorilla di Santa Croce) che smantellò completamente la chiesetta e gran parte del tempio, per costruire la sua casa a Maiello, lì vicino[3].

 

 

NOTE

1] Camarina nel “Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Lipari et de Malte“, chapitre trente-sixieme. Planche CCXII-CXIII (1776-1779), di Jean Houel.

2]Ignazio Paternò Castello Principe di Biscari, Viaggio per tutte le antichità della Sicilia (1781, 1817), pagg. 109-110.

3]Sulla questione vedi G. Di Stefano-P. Pelagatti, Cento anni di paesaggio storico, Sellerio 1999.

 

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