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c) I Ferreri

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I Ferreri, la chiesetta di San Francesco di Paola e l’Oratorio della Madonna di Portosalvo.

Contrariamente a ciò che crede Paternò, la presenza dei Ferreri[1] di Comiso (prima ricchi massari, poi baroni quindi marchesi) nelle contrade intorno a Scoglitti è ben più antica del 1781. Essa risale a prima del 1714, quando don Silvestro Firrera (1647-1717), definito prima “mastro” in alcuni documenti, risulta barone dell’Anguilla. Don Silvestro è capo di una numerosa famiglia. Un suo figlio, don Gaspare (1684-post 1729), abate, possiede le contrade Pantano e Salina[2], mentre lui stesso possiede il feudo dell’Anguilla, i cui confini sono la Salina da un lato e la Berdia dall’altro.  Nel feudo possiede terre intestate a suo nome anche il figlio barone don Giuseppe Firrera[3] (1686-1744) con 90 migliara di vigne «a conf. con vigne di don Michele Firrera…» (altro figlio) che a sua volta ne dichiara 50 migliara. Don Michele (1686-1754), sposato con Caterina Laurifici, aveva terre a confine con quelle del cognato barone don Gioacchino Laurifici, che  nello stesso 1714  dichiara ben 130 m.ra di vigne. Nel 1748 le terre e le vigne dell’Anguilla appartengono a don Vincenzo (1690-1747, padre del futuro marchese Gioacchino) e a mons. don Francesco Ferrera (1692-post 1748). Come si vede, le terre dove oggi sorgono le serre, un tempo erano un mare di vigne[4]. Don Giuseppe e don Vincenzo Ferreri furono i due fratelli acquirenti del palazzo Gallo, ritenuto infestato dagli spiriti e poi acquistato da don Enrico Ricca per realizzare il Conservatorio della Sacra Famiglia a San Giuseppe. Da una recente acquisizione documentaria apprendiamo che già nel 1748 a Scoglitti c’erano dei magazzini per deposito delle merci in attesa dell’imbarco. Infatti, uno dei Ferreri, don Bartolomeo, nelle “spieghe” del rivelo del 1748, dichiara: «Li magazini situati nel scaro degli Scoglitti fondo del feudo dell’Ancilla, sono n. 12, delle quali ve ne sono tre con un arco per ogn’uno, ed un altro con due archi, restando l’altri senz’archi, la capacità delli detti magazini non si può sapere per non essere ad uso di ripostarci frumento, ma d’altri generi di mercanzia».

Se Paternò data a fine secolo la nascita della chiesa di Porto Salvo ad opera dei Ferreri, dai registri dei defunti della basilica di San Giovanni Battista risulta che nel feudo dell’Anguilla esisteva già nel 1736 una chiesetta, intitolata a San Francesco di Paola[5], mentre nel 1784 è registrato un Oratorio di Santa Maria di Portosalvo (con ciò dando ragione a Paternò), probabilmente nella stessa chiesetta.

Per motivi di sicurezza, la costa riceveva continue attenzioni, come è dimostrato anche dal bilancio dell’Università di Vittoria nel 1748, in cui compare la spesa di onze 20 per il mantenimento delle guardie nel posto di Safaglione.

 

 

NOTE

1] Ringrazio Salvatore Palmeri di Villalba per la consulenza storico-genealogica sui Ferreri.
2]Da secoli nella zona possedevano ampie estensioni di terra il Venerabile Monastero di Santa Teresa di Comiso in contrada della Marina, poi detta Teresi nella valle, e a Serra Mangano. Inoltre, sin dalla fine del Cinquecento Burgaleci è della Collegiata dell’Annunziata di Comiso (poi risulta dei Ferreri nel 1748).
3]Inoltre il «barone don Giuseppe Firrera del Comiso possiede una tenuta chiamata d’Oliveri, di salmi trenta incirca conf. con terre del terr.o di Chiaramonte e terre delli Favarazi quali è tutta piantata di vigne…».
4]Nel 1778 risulta presente ad Anguilla il barone don Andrea Franco Mauli di Terranova, che paga un censo di salme tredici sopra tenute seu fondi chiamati dell’Anguilla, Dati, Fossone e Salavaggio. Il terraggio copre una superficie concessa di 52 salme di terra.
5]Salvatore Palmeri di Villalba, Spulciando gli archivi…I Quaderni di Nike 2004, pag. 141 e segg.

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