lunedì, Maggio 20Città di Vittoria
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4. Piazza del Popolo

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La Piazza del Popolo ieri e oggi,

Entrando oggi in piazza, provenendo dalla via Cavour e guardando in senso orario, vediamo al centro, il Monumento ai Caduti (1930), a fianco del quale, sulla sinistra, c’è il Memoriale della Pace (1981), sorto nell’area del Municipio abbattuto nel 1970; guardando a destra, Il Teatro Comunale (1877), la chiesa (1754) ed il convento della Grazia (restaurato completamente nel 2013).

La piazza nel 1820 fu intitolata a Camerina a rivendicazione dell’eredità camarinese1 (con contemporanea intitolazione delle vie oggi Bixio e Garibaldi rispettivamente a Menècolo e Dascòne, ecisti di Camarina secondo Tucidide). Nel 1855 fu lastricata in pietra e poi di nuovo pavimentata «a cemento carreggiabile nel 1887»2 ed ornata di quattro grandi “candelabri a lampade” in ferro battuto, realizzati dalla ditta A. Nicolosi Caruso di Catania3. E col passare dei decenni e delle fasi politiche divenne prima piazza Vittorio Emanuele nel 1864 e quindi Piazza del Popolo nel 1946. Ripavimentata nel 1970, dopo la demolizione del Municipio, fu rifatta nello stato attuale nel 1981, contestualmente alla costruzione del Memoriale della Pace (su progetto dell’arch. Giuseppe Areddia). Se ancor oggi Piazza del Popolo è il cuore “politico” di Vittoria, cioè il luogo destinato alla politica ed ai comizi, nel passato era molto di più: sede di numerose botteghe almeno dal 1714, era non solo luogo di incontri e passeggiate, ma fungeva da ufficio di collocamento all’aperto, dove si adduvavanu (cioè si ingaggiavano) i braccianti per le campagne4. La presenza di botteghe di verdura, carne, pesce col tempo però diventò insopportabile per le ovvie conseguenze, per la qual cosa nel 1879 furono eliminate o ridotte entro i limiti delle leggi sanitarie dal sindaco Rosario Cancellieri5 (ma risultano disagi ancora nel 1886).

La piazza, da centro commerciale della città, anche in quanto sede del Municipio dal 1870, ne divenne sempre più il cuore politico, all’inizio del Novecento, soprattutto con la nascita dei grandi partiti di massa (prima di tutti la utilizzò il Partito Socialista, per i comizi dal balcone dell’albergo Italia (Palazzo Calarco Galbo). La piazza è stata testimone della storia della città e dell’Italia intera.
Vide le affollatissime celebrazioni del III Centenario della fondazione di Vittoria nel 1907, gli scontri furibondi tra socialisti e rizziani/jaconi nel 1913 e 1914, il trionfo del Partito socialista nel 1920, poi gli scontri e le sparatorie degli squadristi contro i socialisti e le loro sedi nel gennaio e nel marzo 1921; quindi le adunate del tempo del Fascismo, l’arrivo degli Americani, il ritorno della libertà con i comizi dal febbraio 1944, poi le prime elezioni e l’avvento del Partito Comunista al Comune che con il Psi costruì il “Comune democratico” e poi manifestazioni, scioperi per la costruzione dell’Italia del dopoguerra, per i diritti e l’emancipazione. Dal balcone del Municipio – oltre ad Omobono e Traina e Ballon – parlarono Aldisio, Togliatti, Nenni e poi nella piazza innumerevoli altri uomini politici di ogni partito, fra cui Almirante, Berlinguer, De Mita ed altri.

Fine obbligata di numerosi cortei funebri (fino a quando non fu abolita l’usanza), negli ultimi anni è divenuta sede di spettacoli e concerti, ospitati davanti alla magnifica quinta muraria costituita dal Teatro Comunale e dalla chiesa della Grazia. La piazza è delimitata da una cortina di palazzi di varie epoche, tra cui quello moderno della Banca Agricola (già Palazzo Giudice Bennardo), dal Palazzo Giudice, Dell’Agli (per una piccola parte), Paternò, Scrofani-Ciarcià (già BdS e prima di don Orazio Mandarà nel Settecento, ospitò nel 1816 il Conte di Modica6 in visita a Vittoria), Calarco-Galbo (già sede a pianterreno della filiale della Banca Mutua Popolare Siracusana7 nel 1890) e dal palazzo dove sorge la farmacia Jacono a chiusura.

Nella piazza, sin dall’Ottocento furono aperti alcuni caffé, ma solo nel Novecento questi locali assunsero vero e proprio ruolo di ritrovi e di produzione di alta pasticceria. Oltre al caffè “Nisseno” di Ernesto Cocuzza aperto in via Cavour dopo il 1945, nella piazza erano in funzione quelli di Pietro Fuschi “Le tre Marie” (in via Garibaldi ang. Bixio, sotto la casa Rio, 1937-1938) e quello di Ferrante, il caffé “Roma”, anni ’30)8. Sempre negli anni ’30, il Grand Hotel Italia faceva bella mostra di sé in piazza, tra la via Cavour e la via Principe Umberto (come si è detto oggi Palazzo Calarco-Galbo).

 

Box. La piazza nella prima metà Settecento.

In verità la piazza in quanto tale è stata lentamente costruita, a cominciare dai primi del Settecento e fu una delle prime creature (indiretta però) del grande terremoto dell’11 gennaio 1693. Lo spazio ha subito nel corso di tre secoli profonde trasformazioni e l’aspetto odierno è il frutto di una lenta e cangiante “costruzione”. Innanzi tutto nel nome: fu la “piazza” per eccellenza dai primi del Settecento, dopo che la costruzione della nuova Matrice nell’area dell’antica “piazza del mercato”, obbligò l’Università (cioè l’amministrazione comunale) a spostare verso occidente le botteghe commerciali spodestate dalla loro primitiva sede.
Nel centro della piazza, proprio dove oggi sorge il Monumento ai Caduti, sin dal 1629 (donazione Calandra alla Grazia) è attestata l’esistenza di un pozzo di acqua sorgiva, interrato nel 1860 (La China). Nel 1714, nel piano accanto alla chiesa degli Osservanti (dove oggi sorge il teatro, lungo la via Garibaldi) sono registrate almeno tre botteghe (ma ce ne dovevano essere molte altre). Nel 1748 il numero delle botteghe risulta assai cresciuto: partendo dall’edificio dell’Ospizio di Matteo Terranova (lungo la via che poi sarà conosciuta come Carlo Alberto) si sarebbe ammirato il seguente spettacolo: al primo piano l’Ospizio, al di sotto, a piano terra, con apertura sullo slargo, si susseguivano ben 9 botteghe, con logge e pinnate,9 fino al confine con la chiesa di Santa Maria dell’Assunzione, detta anche dell’Infanta Bambina (cioè fino alla via Garibaldi) ed altre 3 probabilmente sotto l’Ospizio lungo l’attuale via Rosario Cancellieri. Lungo l’attuale via Garibaldi, nell’isolato tra le odierne vie Garibaldi, Cavour e Carlo Alberto (secondo La China casa di don Orazio Mandarà, nel 1748 dichiarata dalla nuora donna Biaggia Catalano) a pianterreno si aprivano 7 botteghe dammusate, nei pressi delle quali sorgeva l’aromataria10 di don Francesco Catalano (all’angolo con l’attuale via Cavour).
Sempre nella piazza, possedevano altre botteghe: la Venerabile Chiesa Madre (3), il Venerabile Monastero di Santa Teresa (1), la Venerabile Cappella del SS.mo Crocifisso (2 botteghe, una data in affitto a m.ro Giacomo Montagna, ad uso di scarparia, e l’altra a m.ro Carmelo Santangelo), gli eredi Giudice (3), il dr. don Nicolò Catalano (2), Andrea Nicosia (3, in affitto, di proprietà del convento di San Francesco di Paola). Nelle botteghe si vendeva di tutto: dai panni e tessuti al vino al formaggio alle verdure alle ricotte, sarde e tonnina salate. In seguito, nel luogo occupato dalle botteghe Giudice, lungo l’attuale via Cancellieri, sorse il palazzo Giudice (poi conosciuto come Giudice Bennardo, dove oggi è la Banca Agricola Popolare), mentre accanto a poco a poco sarebbero sorte le malfamate e puzzolenti cianche11 fatte ripulire da Cancellieri e poi tolte definitivamente.

NOTE

1] Cfr. Paolo Monello, Vittoria e l’eredità camarinese: l’invenzione del “reaedificetur Camarina”
2] Dall’impresa Perroni di Palermo (La China pag. 337).
3] Deliberazione del C.C. dell’11 maggio 1886
4] Ingaggiare era detto adduvari.
5] Così scrive Orazio Busacca: «Dal marzo 79 a luglio 82. Cancellieri sindaco tutto fece trasformare. L’intiero paese fu ridotto alla massima pulitezza, non più lordure, non più letamaj, non più ingombri in tutte le vie interne, le famose cianche della via Volturno scomparvero, e così tutti i venditori di erba, di verdure, di frutti ed altro che si vendevano nella piazza Camerina, le botteghe in ove vendevasi la carne, il pesce, salumi…furono ridotti simmetriche, imbiancati e con balatoni di marmo, e con le porte e rispettive imposte nuove, e ttuto ciò a spese de’ medesimi proprietari delle botteghe senza interessare la Comune…».
6] In occasione della visita del Conte, la piazza fu illuminata (maggio 1816).
7]Altre banche nello stesso anno sono la Banca Agricola Commerciale, succursale di Vittoria in via Magenta nella casa palazzata del dottor Salvatore Burrafato, diretta da don Gioacchino Jacono fu Ferdinando, e la Banca Popolare Cooperativa in via Cavour ang. dei Mille.
8] Giorgio Fraschilla, Il “dolce“ passato ovvero l’arte della pasticceria a Vittoria, 1999
9] Coperture antistanti le botteghe, in legno e canne, per tenere al fresco la merce.
10] O spezieria, oggi diremmo farmacia o meglio parafarmacia.
11] Con il termine cianche si intendevano banconi per la vendita di pesce e carni, all’aperto.

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