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d) il Palazzo Jacono – Rizza

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Palazzo Jacono-Rizza – oggi Palazzo di Città.

Palazzo Jacono-Rizza dal 15 dicembre 1984 è sede del Municipio1.
L’edificio fu acquistato dal Comune il 24 aprile 1982 (sindaco l’on. Rosario Jacono) e successivamente restaurato a cura dell’arch. Giuseppe Areddia e della sua équipe. A quanto leggiamo in una raccolta di atti di proprietà della famiglia Jacono, donna Giuseppa (vedova di don Ferdinando Jacono) ed i figli Gioacchino, Concetta e Teresa Jacono (moglie dal 1862 di Evangelista Rizza) nel gennaio 1877 permutarono la loro casa palazzata in via Palermo (già Duomo oggi Bari)2 all’angolo con la via San Martino con alcune case a San Vito, in via Bixio (almeno 6) di proprietà del dr. Felice Maltese.

Che si tratti dell’attuale isolato è dimostrato dal fatto che nel 1851 accanto alle case di Maltese, c’erano un magazzino del barone Terlato e magazzini e stanze basse del barone don Gaetano Leni, che sopra di esse possedeva un piano nobile di 14 stanze: si tratta quindi dell’area dove oggi sorge il condominio accanto al Municipio. Inoltre nel febbraio successivo acquistarono anche un magazzino ed una cantina vinaria nel vicolo San Vito (dove si apriva la porta minore della chiesa), oggi in Piazza “Vittoria Colonna”, locali ancor oggi di proprietà Jacono. Oltre a ciò, furono acquistate altre case lungo la via Palestro con le loro quote di “orti secchi”, formando in tal modo il grande giardino interno. Grazie alle ricerche dell’arch. Giuseppe Areddia3 e di Salvatore Palmeri4, sappiamo che una volta acquisita l’area, già nel 1878 i proprietari incaricarono il prof. Mario Falcini di Firenze di progettare il nuovo palazzo, la cui costruzione nel giugno 1879 fu appaltata a mastri comisani e ragusani5 ed ultimata entro il dicembre 1880. Sulla costruzione, così scrive Areddia: «…va rilevata…la cura e la perizia costruttiva, almeno delle principali partiture decorative dei fronti esterni e interni, con lesene e cornici aggettanti in pietra arenaria ben lavorata…Originalissime le soluzioni date ad alcuni elementi costruttivi, quali le balaustre dei balconi in ghisa patinata cava e gli infissi di oscuramento scorrevoli in appositi incavi ricavati nella muratura».

Sullo scalone d’onore: «[esso] risulta formato da una accurata messa in opera di scalini di marmo di Carrara, formanti due rampe entro un involucro neoclassicista, rimasto incompleto nei suoi elementi di decorazione e privo di ringhiera». Fortunate ricerche d’archivio hanno reso disponibili alcuni frammenti grafici che hanno consentito la realizzazione degli elementi costruttivi che avrebbero dovuto comporre la ringhiera. Pertanto sono stati realizzati gli elementi della balaustra «fusi in ghisa opportunamente ancorati agli scalini e, in alto, ancorati a un piatto di ferro, reggente un corrimano in legno di ciliegio tornito». In verità il palazzo rimase incompiuto per alcune parti e solo dopo il trasferimento della sede municipale è stato aperto lo scalone principale, realizzando la ringhiera sui disegni di Falcini e successivamente, agli inizi degli anni ’10 del Duemila fu reso fruibile il secondo piano (altri lavori sono stati recentemente programmati per il recupero totale).

Il salone (detto “degli Specchi”), fu decorato dai fratelli Matteo e Gioacchino Santocono, di Terranova, nel 1895. Palazzo Jacono, nonostante fosse una residenza privata, sin dalla sua costruzione fu la sede del potere cittadino, in mano alla famiglia Jacono-Rizza dalla la caduta di Rosario Cancellieri nel 1882 e ininterrottamente fino al 1920, anno della vittoria socialista alle amministrative del 7 novembre (cui poco dopo seguì la morte dell’on. Evangelista Rizza, quasi a suggellare la fine di un’epoca6). Di colui che fu uno dei più ricchi e potenti uomini politici di Vittoria, esiste un’erma in pietra all’ingresso del primo piano, firmata dallo scultore Salvatore Li Rosi7.

Nel 2007, in occasione del Quarto Centenario della fondazione della città, furono apposte due lapidi commemorative nella parete laterale allo scalone d’onore. La prima è una copia di quella affissa nel 1907, andata distrutta nel 1970 (per il testo vedi nelle pagine precedenti); la seconda è la seguente: «In ricordo/delle donne e degli uomini/qui venuti da cento città/a formare un unico popolo/grata/agli artefici del suo cammino/di quattro secoli/costruito/da mani e pensiero/da cuore e fede/certa/del suo futuro/di progresso e di pace/la Città di Vittoria/il 24 aprile 2007/questa lapide/pose» (dettata da Paolo Monello e firmata dal sindaco avv. Giuseppe Nicosia). Nell’androne, sulla parete sinistra, sono affisse altre lapidi commemorative, una a ricordo della visita del Presidente della Repubblica Ungherese Arpad Göncz nel 1999 (per la consueta visita delle autorità ungheresi alla cappella al cimitero), una seconda in memoria di Giuseppe Campagna e di Orazio Sortino, assassinati da squadristi tra il 1921 ed 1922 (25 aprile 2002), la terza e la quarta dedicate ai partigiani e ai combattenti caduti nella resistenza contro i nazi-fascisti: Giovanni Baldanza, Costante Bonifazio, Giovanni Catalano, Lorenzo Di Guardo, Giuseppe Di Stefano, Giovanni La Lota, Vincenzo Modica, Carmelo Pinetti, Orazio Rizzo, Giuseppe Baucino, Cesare Puccio, Giovanni Scibilia (25 aprile 2008)8. Infine, un’altra dedicata all’avv. Giuseppe Ronza, assassinato da fascisti nel 1928.

A cura del prof. Giuseppe Mangione, nella facciata lungo la via Bari, è stata costruita una meridiana.
Nel dicembre 2012 è stato aperto al pubblico il giardino interno, intitolato alle Vittime della strada (in particolare ai due cuginetti Alessio e Simone D’Antonio travolti e uccisi da un suv mentre giocavano davanti alla porta di casa in via IV Aprile), oggi abbellito da numerose opere dello scultore Nicolosi.

 

NOTE

1] Il Comune vi si trasferì da Palazzo Cappello dove erano stati ubicati alcuni uffici sin dal 1966, dopo che il Municipio di Piazza del Popolo era stato dichiarato pericolante.
2]Consistente in parecchie stanze ed un magazzino a piano terra, un piano nobile di 9 stanze ed un secondo piano di 7 stanze (catasto 1851).
3]Cfr. Paolo Monello e Giuseppe Areddia, Vittoria e le sue Case Comunali…pagg. 275-296.
4] Salvatore Palmeri di Villalba, Il Palazzo e la famiglia Jacono, op. cit. pagg. 280-283, che però riferisce che, secondo una tradizione “orale”, il progettista sarebbe stato l’ing. Giuseppe Toscano.
5]Tra essi i fratelli Emanuele, Salvatore e Francesco Zago (comisani), Salvatore Bucchieri (di Vittoria), Giuseppe Guardiano, i fratelli Giorgio e Giovanni Pluchino (di Ragusa: quest’ultimo appaltatore del teatro).
6]La famiglia Jacono nel dopoguerra perse ogni potere politico. L’ultimo esponente vittoriese della famiglia, il comm. Gioacchino Jacono (??-1983) espresse il desiderio di vendere il Palazzo al Comune, proposta accettata dal sindaco prof. Francesco Aiello (1978-1981) e realizzatasi sotto la sindacatura del dr. Rosario Jacono (1981-1983).
7]Su Evangelista Rizza cfr. Nunzio Lauretta, Fegotto. Terra di baroni, Documenta 1999.
8]Cfr. l’opuscolo intitolato 25 Aprile 2008. 63° anniversario della Liberazione

 

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