lunedì, Maggio 20Città di Vittoria
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c) il quartiere Trinità oggi

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Il quartiere odierno occupa la parte di abitato che si affaccia sul cosiddetto “vallone”, con le vie Cialdini e Ipperia, l’inizio di via Castelfidardo e di via Gaeta, con la piazzetta chiamata Carignano [deformazione ignorante di “Garigliano?, cioè il fiume dove Garibaldi sconfisse l’esercito borbonico nel 1860?]. Alcune scalinate, una in via dei Mille, l’altra tra via Ipperia e la via Gaeta colmano i dislivelli del terreno. Sull’orlo della valle tra l’inizio di via Cialdini e l’inizio di vico Trinità, a fianco del Castello, si apre il cosiddetto stazzone4 di D’Izzia. L’antica Scesa dei due mulini (oggi riconoscibile con inizio da via Marsala nelle vie Ipperia e del Quarto portava nella valle verso i mulini della Martorina e del Passo del Pero, per poi proseguire verso Comiso, mentre un viottolo raggiunge ancora oggi le case diroccate dette un tempo “i due mulini”, proprio sotto il Castello. L’Orto del Crocifisso, la zona del Canale o “vallone”, la collina del Colledoro e i residui delle celle di Betlem (quel che ne era rimasto fu distrutto e sepolto nei primi anni ‘60 sotto l’attuale via Volturno), orlano i luoghi della fondazione. Interessante e tutte da riscoprire la grotta detta degli “scifazzi” e le aree dove sorgevano il ciaramiraro e la cunziria.
Dalla Piazza Unità inizia la via Principe Umberto, che si dirige verso Piazza del Popolo, con a sinistra la parte posteriore dell’attuale palazzo Azzaro (già Ricciardello), mentre sulla destra, al n. 3, sorge casa Scifo, un bellissimo esempio di Liberty, costruita tra il 1925 ed il 1933 (progettista il geom. Giombattista Nicosia, scultore Luigi Nicosia, decoratore Antonino Cannì di Ragusa, cfr. Campo). Un bell’esempio di palazzo ottocentesco è al n. 22 di via Calatafimi5.
Limite del quartiere della Trinità è la via Garibaldi, costruita a seguito dello sventramento della collina di Colledoro6 fatto per la costruzione della strada provinciale per Comiso, iniziata nel 1849, ma completata parecchi anni dopo7. L’intitolazione a Garibaldi data al 1864. Da quel che dice La China, nelle celle di Betlem esisteva una statua di San Giovanni, che fu portata alla Chiesa Madre8, nel momento in cui le Celle furono tagliate nel mezzo. Sempre da La China apprendiamo che don Errico Ricca voleva fare delle Celle un ospizio per missionari ma che l’iniziativa sarebbe stata interrotta dalla sua morte avvenuta nel 1784, ma come spiego meglio in nota ci fu un divieto governativo. Prima dello sventramento della collina delle Celle, Vittoria si estendeva fino all’attuale via Ancona, chiamata via Beccheria per l’esistenza di un antico macello. La struttura funzionò fino alla metà degli anni ’80 del Novecento. Il luogo però era usato come macello sin da prima del 1748, come leggiamo in un rivelo di quell’anno9. Per la sua antichità e la bellezza del portale, notevole appare l’attuale casa La Grua (già casa del barone Ciano o Ciani); di fronte, all’angolo con la via Garibaldi, sorge la casa Battaglia (con facciata in stile liberty), ex Hotel Firenze, oggi proprietà eredi Battaglia e Garrasi al n. 84 (costruzione attribuita a Giovanni Nicosia e Raffaele Intoci; sculture attribuite e Giovanni o Salvatore Li Rosi, 1900-1910)
Proseguendo lungo la via Garibaldi (al n. 60, notevole è la Chiesa Valdese, in funzione dal 14 marzo 1885 (Barone, pag. 207), a lato di una bella scalinata che colma il dislivello con la via IV Aprile. Altri esempi di stile Liberty abbiamo nelle seguenti abitazioni:

  • casa già Valentini (oggi casa di riposo) al n. 87, dalla bella facciata
  • casa Traina-Ragona al n. 71 (decorazioni di Corrado Malfa)
  • casa Spataro ai nn. 39-41 (progettista geom. Giombattista Nicosia, 1920)
  • casa Traina al n. 37

Di fronte alla scalinata che immette nella via IV Aprile, sorge l’edificio del Cinema Teatro Leonardi (conosciuto con l’acronimo CTL), oggi però chiuso. Fu costruito dai fratelli Leonardi nel 1947, su progetto dell’architetto Biagio Mancini Leonardi di Comiso10 e funzionò fino alla fine del Novecento.
Imboccando la discesa dell’inizio di via XX Settembre si può arrivare alle pendici del Colledoro, nel sepolcreto studiato dalla Patitucci Uggeri (vedi Parte II).
Lungo la strada provinciale per Comiso, nell’antica contrada Maritaggi11 sorgono il Campo Sportivo dedicato a Gianni Cosimo, la chiesa delle Anime del Purgatorio e l’Ospedale Civile intitolato al dr. Riccardo Guzzardi, funzionante dal 196412.
Il Campo Sportivo occupa l’area dove dal 1840 al 1895 era ubicato il primo cimitero pubblico di Vittoria, mentre la chiesa delle Anime del Purgatorio è stata ricostruita al posto dell’antica chiesetta del cimitero13.
Nel 1934 il cimitero, già abbandonato dal 1896, fu completamento demolito, essendo intenzione dell’amministrazione podestarile dell’epoca crearvi un Parco delle Rimembranze, progetto che pur approvato il 20 ottobre 1931, non era andato mai in porto. Nel secondo dopoguerra vi fu realizzato il Campo Sportivo, recentemente ammodernato.
Con la costruzione della via per Comiso la collina del Colledoro fu smantellata e nei decenni seguenti tutto il complesso delle grotte fu sepolto o distrutto con la costruzione del Viale Volturno, sotto il quale permangono visibili ancora due sole grotte, quasi del tutto distrutte, all’altezza della via dei Mille. L’attuale via Cavalieri di Vittorio Veneto dopo il passaggio a livello si innesta nella strada provinciale per Comiso e subito dopo il Boccone del Povero (istituto religioso di ricovero per anziani) in un largo spiazzo appositamente creato nel 1984 sorge la cosiddetta Fontana della Pace14. Lo spiazzo è intitolato a Pio La Torre (1927-1982), assassinato dalla mafia e che della lotta contro la base missilistica fu ispiratore, mentre la parete a confine con il Boccone del Povero fu all’inizio utilizzata per la riproduzione di disegni di alcuni alunni delle scuole vittoriesi, ma nel corso degli anni ha ospitato anche disegni di vari artisti15.
La sistemazione urbanistica della zona, con la creazione della via Colledoro (ma solo un pezzetto, rispetto al grande viale circolare previsto nel PRG di Cancellieri del 1880), completata con la realizzazione di Piazza Cappellini o Piazza Dante Alighieri (dilemma risolto dagli anziani con il nome di ‘u cianu i Liotta…) realizzata tra il 1926 ed il 1932 e l’antica via per la contrada Forcone16 oggi intitolata al col. Vito Andrea Jannizzotto hanno completamente mutato quello che doveva essere un paesaggio caratterizzato dalle grotte preistoriche (sulla valle, probabili tombe dell’età del bronzo, cfr. Parte III) e da una grande palude, chiamata il Gorgo della Lamia (nel 1608) ed in seguito Gorgo della Bordoneria, prosciugata nel 1835, dopo decenni di tentativi. Oggi nella zona esistono due scuole: una elementare (Portella della Ginestra, 18 aule realizzata nei primi anni ’70, progettisti gli arch. Giuseppe Areddia, Ernesto Coppo e Vadalà, un plesso di poche aule, chiamato Cappellini, nato negli anni ‘50 ed una scuola media (già intitolata a Giovanni Consolino17, costruita negli anni ‘80), oggi unico istituto comprensivo col nome Portella della Ginestra. Nel quartiere esistono la piscina “Nannino Terranova” (oggi in disuso ma in via di recupero) e la chiesa dello Spirito Santo. Altra chiesetta esiste lungo lo stradale per Forcone, all’angolo con la via Marangio (o prolungamento di via Firenze).

NOTE

 4] Si tratta di un ciaramiraro. Di uno stazzone appartenente a mastro Gregorio Corsello si parla nel 1714.
5] Nel catasto del 1851 gli eredi di don Giuseppe Jacono Leni dichiarano nove stanze terrane al n. 19 e altre stanze e magazzini ai nn. 20-23.
6] Il nome compare per la prima volta nel 1714
7 La strada Modica-Vittoria, progettata dall’ingegnere provinciale Alì già nel 1846, nel tratto Comiso-Vittoria fu iniziata nel 1849 ma ancora nel 1859 era completata solo per un miglio.
8] Ignoriamo cosa esistesse di preciso nella zona. Il toponimo Celle non compare prima del 1681, relativamente ad una donazione di terre in quella contrada. Del nome Betlem (Bittalemi/Bettalemme) abbiamo traccia nel censimento del 1714, assieme per la prima volta al toponimo Cozzo dell’Oro, ossia la collina che domina il Canale (via Gaeta all’inizio) e le pendici (Orto del Crocifisso) del costone roccioso che si affaccia sulla Valle dell’Ippari, noto come Grotte Alte ai tempi della fondazione. Della chiesa di Santa Maria della Natività si parla in occasione della sepoltura di defunti, a cominciare dal 1731 (Palmeri). Che però non si trattasse di chiesa antica ma di una nuova costruzione è attestato da un atto di donazione del 10 marzo 1733, in cui il rev. sac. don Francesco Migliorisi fonda «una messa cotidiana innanzi l’Altare di S. Anna nella Ven.le Chiesa di S. Vito di onze 14…incarricate ed onerate sopra una chiusa recinta di muro di pietra a taio e sopra tutte quelle case edificate in detta chiusa…necnon sopra un pezzo di terre ove la chiesa fabricanda di Maria SS.a di Bettalem e sopra la chiusa nominata di Fiscale tutti conciunti e collaterali…q.ta di Bettalemme seu Cozzo dell’oro qf. con terre dell’heredi del qdm. Paulo Migliorisi, qf. con terre del rev. sac. don Giuseppe Spinella…». Don Enrico Ricca nel 1760 vi stava costruendo un edificio per i ritiri spirituali di Sant’Ignazio, ma i lavori furono bloccati dal governo perché in contrasto con la legge del 1738 che vietava la costruzione di nuove istituzioni religiose (cfr. Paolo Monello, La Chiesa ed il Collegio della Sacra Famiglia a Vittoria).
9] Rivelo del dr. don Arcangelo Mazza, proprietario dei luoghi.
10] Nella ricca storia del cinema a Vittoria, occupa un posto di rilievo anche l’Arena Morello, sorta nel 1955 al bivio tra via Garibaldi e la via Cappellini, che però ebbe poca fortuna ed andò in liquidazione. Acquistata dai fratelli Leonardi, fu riaperta col nome di Arena Aurora, che oltre ai film, ospitava compagnie di operette ed altri spettacoli. Ebbe però vita breve ed oggi al suo posto si innalza un alto condominio, costruito negli anni Sessanta.
11] L’origine del toponimo Maritaggi (attestato dopo il 1666) risale al testamento di Paolo Custureri (1550-1619), primo secreto di Vittoria, un ricchissimo comisano. Morti senza eredi legittimi i suoi figli, la Curia Vescovile di Siracusa accampò diritti sull’eredità ed a seguito di una transazione con gli eredi naturali il patrimonio fu diviso, rimanendo come rendita per i legati di maritaggi appunto le terre oggi note come Maritaggi, mentre il resto rimase ai Custureri (sulla complessa vicenda vedi Paolo Monello, La Chiesa ed il convento della Grazia a Vittoria).
12 ]Vedi Nicolò Pacca, Storia degli Ospedali di Vittoria, Fondazione Ospedale di Vittoria 2010.
13] Il divieto di seppellire i morti nelle chiese fu introdotto in Sicilia assai tardi e solo nel 1840 risulta funzionante il cimitero pubblico (vi fu sepolto per primo tale Giuseppe Longo, cfr. Giovanni Barone 1950, pag. 144). Sulle disastrose condizioni del Camposanto nel 1885 è cenno in una relazione del Regio Delegato Straordinario cav. Giuseppe Arpa.
14] Costruita per rendere visibile il nuovo acquedotto di Scianna Caporale (costato numerose liti giudiziarie), fu intitolata alla Pace per le battaglie pacifiste intraprese dall’Amministrazione Comunale di Vittoria contro l’installazione a Comiso di 112 missili nucleari Pershing e Cruise. La Fontana però, per motivi tecnici, è alimentata dall’acqua proveniente da un pozzo del Passo del Pero o Ippari. Al momento dell’inaugurazione, nel giugno 1984, fu apposta una targa in bronzo, con la seguente iscrizione: «L’aridità ancestrale della terra/ si placa in te, mia fonte e mia rinascita/ lavacro della pace, refrigerio/ che zolle, carne ed anima ristori./ A fregio e orgoglio dell’Isola/ perpetua a questa plaga il suo rigoglio», dettata dal poeta Emanuele Mandarà (1930-1993).
15] L’opera, che rappresenta un missile da cui invece si spande acqua fu disegnata dall’arch. Santo Leggio e realizzata interamente dall’Ufficio Tecnico Comunale con operai diretti dal geom. Gino Cicciarella e dal fontaniere signor Giovanni Frasca e fu inaugurata il 30 giugno 1984, nello stesso giorno in cui nel lontano 1898 era arrivata per la prima volta a Vittoria l’acqua di Scianna Caporale, la sorgente acquistata da Rosario Cancellieri nel 1881.
16] Il nome della strada ha subito varie modifiche nel corso del tempo. In una mappa del 1846 è denominato anche “strada per Favaraggi”; nel Nuovo Catasto Urbano del 1937 “trazzera Bordonario”, ma a livello popolare è nota come u stratuni ‘i Furcuni, o meglio strada per Forcone e Fossa di Lupo, contrade verso Pedalino. Addirittura la strada ha dato nome al quartiere, da decenni denominato “Forcone” …
17] Nato nel 1916 e morto nel 1991, per lunghi anni professore di Lettere e preside del Liceo Classico, è autore di una imponente e preziosa tetralogia sul dialetto vittoriese: Vocabolario (1986), Proverbi e modi di dire (1987), Poesia popolare (1988), Fonetica morfologia e sintassi (postumo, 1994)

 

 

 

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