venerdì, Maggio 24Città di Vittoria
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h) Cinema Barone

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Il cinema Barone ed esempi di stile Liberty nel quartiere. Un antico teatrino.

Nel quartiere di San Francesco, esisteva anche un altro cinema, tra via San Martino e via Montebello nei pressi della via Ruggero Settimo: il cinema Barone, dal nome del proprietario comm. Giovanni Barone (genero di Giuseppe Gambina, primo imprenditore del cinema a Vittoria), autore della Storia di Vittoria pubblicata nel 1950. Dapprima era un’arena all’aperto, con caratteristici sedili in ferro e vi si accedeva dalla via Montebello; poi su progetto dell’ing. Francesco Dierna fu realizzato un nuovo edificio con ingresso dalla via San Martino, inaugurato nel 1962. In tutto c’erano 575 posti a sedere, di cui 450 in platea e 125 in tribuna. Il cinema fu chiuso nel 1992.

Nel quartiere di San Francesco esistono alcuni begli esempi di stile Liberty: tra essi un paio in via Goito1: la casa Ferraro-Caminiti, oggi Giangreco-Schifano al n. 34 (progetto del geom. Giombattista Morello, 1920-1940) e la casa Avarino, oggi Macca-Santoro al n. 72 (geom. Re, 1925-1927). Altri begli esempi di Liberty in via Garibaldi: fra essi casa Guastella al n. 211b (ang. San Martino), progettista Giovanni Nicosia (1913-1915), palazzo Maiorana (ang. via Montebello), casa Di Martino- Ferrigno al n. 259 (progettista geom. Giovanni Giunta, 1937), casa Paolillo oggi Mormina al n. 273 (1900-1930) e palazzo Maiorana al n. 289 (decorazioni di Salvatore Battaglia 1930).

Altri begli esempi di facciate Liberty sono la casa Guastella in via San Martino al n. 97 (o via Garibaldi n. 211), progettata da Giovanni Nicosia nel 1911 e la casa palazzata al n. 226.
Infine, tra la via La Marmora, la via Curtatone e la via Ruggero Settimo, fino a pochi decenni orsono funzionava la fabbrica di ghiaccio D’Andrea, prima ancora fabbrica di cremor di tartaro e di feccia crivellata (La China). Nell’isolato aveva sede anche una Cantina Sociale Cooperativa” (1904), collegata alla Cantina Sociale di Noto (oggi vi sorge il condominio chiamato Ferrini, dal nome del costruttore, uno dei primi ad avere avuto licenza al tempo del centro-sinistra, alla fine degli anni ’60).

Ma che a Vittoria la tradizione artistica fosse assai viva è dimostrato anche dal fatto che al tempo di La China esisteva anche un teatrino, intitolato “Principe di Napoli” «vicino a questa mia casa, in via Garibaldi, a costa del palazzo Santapà», esattamente a metà dell’isolato tra via Magenta e via San Martino, «al Timponazzo».
Questo secondo teatro era nato per la pesantezza dei costi di gestione del nuovo teatro, in anni di crisi profonda quali furono quelli degli anni Ottanta, travagliati dalle enormi difficoltà economiche e commerciali per i vigneti, a causa dei contrasti con la Francia (uno dei principali sbocchi di mercato per il nostro vino) e poi della diffusione della fillossera, che distrusse i vigneti. Per cui, a detta dell’arciprete, alcune «persone culte…si ebbero la felice idea di impiantarne un altro di piccole dimensioni, e per giunta, ben messo, onde facilitare la venuta delle compagnie; venuta, che si è di già perfettamente verificata». L’esperienza del teatrino intitolato «Principe di Napoli» fu però bloccata dalle leggi sulla sicurezza in caso d’incendio, per cui il locale, non essendo adeguato alla normativa, fu chiuso per anni. Il locale offrì però altre occasioni di divertimento. Giovanni Barone afferma infatti che successivamente vi fu impiantato il Teatro dei Pupi di don Miscio2, e in seguito, negli anni Cinquanta vi funzionò un dancing con il nome di Teatro Moderno.

NOTE

1] Fino al 1864 via Mandorla, ma conosciuta anche come a strat’o Signuri, perché da essa inizia la sera del Venerdì Santo la processione con l’urna verso San Giovanni, denominazione già attestata nel 1890)
2] Sull’Opera dei Pupi, cfr. Giovanni Jurato, Per una storia dell’opera dei pupi a Vittoria, I Quaderno del Museo, 2004

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